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... La Toscana raccontata (senza fretta) da Damiano Andreini
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Le Zone Umide Toscane

Farfalla a Bramasole


Nella nostra regione il silenzio rende probabili alcune scoperte, altrimenti impossibili da svelare: personaggi strani, dai corpi e dai gesti talvolta bizzarri, più spesso veramente eleganti, popolano infatti alcune aree della Toscana. Protagonisti silenziosi di una storia millenaria, da sempre inclini a primitivi passi crescono, giocano e cacciano, schivi e nascosti in ambienti apparentemente ostili. Hanno nomi curiosi: Buzzacchiotto, Forbicina, Nonnotto, e mille altri ancora. Non sono gnomi né folletti (praticamente estranei alla nostra tradizione). Sono gli abitanti delle Zone Umide Toscane.

Cartina della Toscana alla mano, possiamo considerare le Zone Umide come una fascia di territorio che si stende a macchie all'incirca da Firenze a Pisa, per una settantina di chilometri di lunghezza. Le Zone Umide costituiscono solo il residuo di un ecosistema che in tempi non lontani aveva un'estensione decisamente maggiore: ancora alla fine del Medioevo infatti, ampi brani di campagna paludosa, ricoperti da acquitrini e canneti, quasi dividevano in due la nostra regione. Gli Etruschi e poi i Romani avevano avviato alcune iniziative di regimazione delle acque stagnanti, ma l'opera di bonifica vera e propria fu ripresa in maniera decisa solo in età moderna con gli interventi dei Medici e soprattutto dei Lorena (XVIII secolo).

Upupa at Bramasole

Ci sono resoconti di viaggiatori i quali- pellegrini, mercanti, ecc. - provenienti dalla Francia o comunque dal nord Italia, usufruivano di battelli o chiatte in legno per oltrepassare queste valli umide e insalubri. Questi ultimi due aggettivi spiegano dunque i motivi delle successive bonifiche: oltre alle pessime condizioni di salute che questi ambienti imponevano (popolati da zanzare e malsani per la forte umidità), la necessità di un risanamento fu dettata anche da ragioni economiche, fisiocratiche, per dirla alla maniera dei Lorena: la bonifica idraulica di nuove, vaste zone pianeggianti, avrebbe garantito un importante sviluppo agricolo e insediativo a vantaggio di tutto il Granducato toscano.

Tuttavia, e nonostante le difficoltà, da sempre le Zone Umide sono state abitate e sfruttate dall'uomo: nei piccoli e grandi borghi arroccati sulle colline limitrofe, tutta l'economia gravitava intorno alla palude. Il Padule di Fucecchio, ad esempio, forniva vimine e gaggia per rivestire fiaschi e damigiane, carici per impagliare le sedie, e poi giunchi e cannicci in quantità che oggi diremmo industriali: con quelli si costruivano le famose stuoie (in toscano semplicemente stoie) per la posa delle olive e dei fichi, per la legatura dei pomodori, ma usate anche, oggi, come paravento nei giardini degli agriturismo; fateci caso, se lo chiedete al proprietario, vi dirà che sono stuoie di Massarella.

Ma le risorse principali erano sicuramente offerte dalla caccia e dalla pesca, e questo perché le zone paludose erano popolate da una ricchissima fauna ed avevano in certi punti profondità tali da assumere i connotati di veri e propri laghi: un caso per tutti quello di Bientina, a circa venti chilometri da Pisa, definitivamente prosciugato alla fine dell' 800.

La conservazione di queste aree, sia pure con superfici più limitate rispetto al passato e nella continua minaccia causata dall'Effetto Serra, garantisce ancora oggi habitat naturali particolarissimi, in cui microclimi diversi favoriscono la sopravvivenza di specie di flora e di fauna altrove scomparse da secoli e, che è peggio, ovviamente non più recuperabili. Si è detto in apertura della Forbicina (Bidens Tripartita), che è una pianticella che nasce e si sviluppa rapidamente nelle aree umide e incolte. Se vi capiterà di fare una passeggiata nei fondovalle limitrofi alle Zone Umide, vi accorgerete di questa specie perché i suoi frutti sono provvisti di piccoli uncini che vi rimarranno attaccati ai vestiti: un fastidio per noi, ma per la Forbicina un'astuta tecnica di dispersione del seme.

Lucertola toscana

Avete buona vista? Bene, in questo caso potete sperare di avvistare, mimetizzato tra i canneti, un altro curioso abitante delle Zone Umide Toscane: il Nonnotto (Botaurus Stellaris). Un tipo particolare di airone che trascorre la maggior parte dell'anno in Toscana, cibandosi di pesci e insetti, immobile e sornione tra i cannicci con il becco rivolto in su. Così è facile confonderlo con la vegetazione: però, a differenza di quest'ultima, durante tutta la primavera emana uno strano canto (sordo e grave) udibile a oltre un chilometro di distanza!
Trattandosi di zone ampiamente invase dalle zanzare, qualcuno negli anni '20 ha pensato bene di importarvi dagli Stati Uniti o dal Messico il formidabile Buzzacchiotto (Gambusia Affinis): un pesciolino lungo non più di 5 cm ma terribilmente ingordo e ghiotto proprio di larve di zanzare, di cui può ingerirne ogni giorno in quantità pari al proprio peso (come se domani vi portassero 50-80 chili di spaghetti al dente...).

Non potendo passare in rassegna tutte le migliaia di specie animali e vegetali che popolano le Zone Umide Toscane, mi limito a presentarvene almeno altre due, rispettivamente un rettile e un insetto, che mi sono particolarmente noti e simpatici fin dall'infanzia: risale infatti a circa 20 anni fa il mio primo incontro con il Biacco (Coluber Viridiflavus): un serpentone giallo sotto e di un verde scuro sopra, che ogni estate se ne stava con la compagna a prendere il sole sul tetto a mattoni di un antico forno a legna di fianco a casa mia. Con i suoi colori sgargianti, e con quegli occhi grandi inseriti in una testa piuttosto rotonda, non mi ha mai fatto paura, e infatti è completamente innocuo.

Infine vorrei ricordarvi il Ragno d'Acqua (Gerris Lacustris). Questo insetto, pochi centimetri in tutto, ha tre paia di lunghe zampe che tiene appunto piegate come un ragno: le quattro zampe posteriori sono dotate di una "lanugine di peli idrofobi" che gli consentono di scivolare liberamente sull'acqua: è straordinario e molto facile da incontrare in tutti gli stagni. Ricordo che da piccoli ce ne stavamo a lungo ad osservarne i movimenti agili e veloci: elegante e leggero, sembrava un ballerino in una gara di pattinaggio artistico.

Naturalmente le Zone Umide Toscane ospitano anche l'Airone Rosso, il Cormorano, la Cicogna Bianca, il Falco di Palude, la Gru, il Martin Pescatore e numerose altre specie di flora e di fauna: volatili, mammiferi, rettili, invertebrati, ecc. Ognuna delle Zone Umide organizza visite guidate da personale competente e allestisce mostre con foto e tavole didattiche all'ingresso, negli osservatori o lungo i percorsi di ciascuna area.

Damiano Andreini

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