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... La Toscana raccontata (senza fretta) da Damiano Andreini
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POPULONIA:
IL FERRO DEGLI ETRUSCHI


In Toscana, Agosto si consuma lento in giornate immobili e assolate. La campagna, arsa e assetata, mantiene una costante d'oro per quanto resta del grano appena mietuto. Il cielo è un mare chiaro e silenzioso. Di giorno la vita appare ferma, sospesa in attesa della sera, quando si tornerà a camminare, a pensare. Durante le ore infuocate del pomeriggio, per chi non debba forzare con il lavoro il ritmo fiacco imposto dal caldo, le uniche alternative sono dormire o prendere il sole. Se poi si ha la fortuna di trovarsi in spiagge come quella del golfo di Baratti, incantevole e mai troppo affollata, allora per esperienza vi assicuro che è un piacere unire entrambe le cose.


Il Golfo di Baratti e Populonia (un'ora d'auto a Sud di Pisa) si trova all'estremità settentrionale del promontorio di Piombino, imbarco privilegiato per l'Isola d'Elba. Che sia un luogo speciale ci se ne accorge ancor prima di parcheggiare l'auto: a sinistra dell'unica piccola strada che attraversa tutto il golfo si trovano alcune fra le più belle tombe etrusche dell'intera Toscana: numerosi sarcofagi e costruzioni in pietra dall'elegante forma a capanna o a tumulo, punteggiano la morbida campagna circostante.

Le tombe, ormai parte di un grande parco archeologico (circa 80 ha. con tre diversi percorsi didattici), vennero alla luce all'inizio del '900 in seguito a un grosso scavo realizzato con mezzi meccanici da un'industria adibita alla lavorazione del ferro: ci si era accorti che il terreno intorno al golfo era estremamente ricco di residui ferrosi, e si pensò di sfruttarli. Sotto dieci metri di detriti fu scoperta la necropoli e poi, qualche anno dopo, sulla collina ad ovest del golfo, l'acropoli di Populonia (in etrusco "Fufluna" da Fufluns, dio dell'agricoltura).


Populonia fu l'ultima città della "Dodecapoli" etrusca ad essere costruita, unica fra tutte ad affacciarsi sul mare. Fra l'VIII e il V secolo a.C., Populonia detenne il monopolio del commercio del ferro (e dei suoi derivati) in tutto il Mediterraneo. Il minerale grezzo proveniva in prevalenza dall'isola d'Elba ma si cominciò a importarlo sulla terraferma quando ormai l'isola (chiamata non a caso "La Fumosa" da Plinio il Vecchio) non disponeva più di alberi per alimentare le fornaci. Così si dette avvio alla produzione nel golfo di Baratti.


Nel corso dei secoli, la necropoli più antica del luogo venne abbandonata e letteralmente sommersa da migliaia di tonnellate di scarti di lavorazione, inutilizzati dagli etruschi che ovviamente non disponevano di forni ad alta temperatura. A destra della strada è la spiaggia libera: più bassa di circa due metri rispetto al livello della carreggiata, la sabbia è di un rosso scuro, brillante contro il sole che ne esalta i residui ferrosi; qua e la affiorano grossi massi semicombusti, evidentemente ciò che resta dei rudimentali forni fusori etruschi. Si sa anche che la spiaggia è il frutto della millenaria erosione della costa del golfo, perché in origine il porticciolo si estendeva per alcune altre decine di metri oltre l'attuale battigia.


Per chi ha un'idea anche vaga della millenaria storia di Baratti, stendere l'asciugamano su quel suggestivo tratto di spiaggia e addormentarsi al caldo avvolgente del sole d'agosto è come abbandonarsi al tempo e alla storia: confusa fra i bagnanti di oggi, sembra si possa ancora sentire la voce degli antichi fabbri, di marinai urlanti dalla prua delle navi, di contadini chinati nei campi e di donne indaffarate coi loro bambini, nostri progenitori, assorti sul pontile a giocare...a due passi da noi.


La collina che sul promontorio di fronte chiude il golfo di Baratti, ospita il piccolo borgo di Populonia, come detto l'etrusca Fufluns, arroccato a circa 150 m. a strapiombo sul mare. Da lì, dal piazzale sterrato antistante le mura di ingresso al castello, si gode il più affascinante tramonto dell'intera costa toscana. O almeno questa è la mia convinta opinione.


Damiano Andreini


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